Controindicazioni effettistiche, per chitarristi e non

Controindicazioni effettistiche, per chitarristi e non

Suggerimenti per un utilizzo razionale degli effetti

Il chitarrista elettrico cerca sempre di migliorare il suono del proprio strumento forse perché ci sono strumenti dalla voce più ricca in partenza, alla tromba basta un Si bemolle lungo per catturare la platea e creare la magia del “suono”.
La chitarra ha bisogno degli …effetti e allora parte la gara verso l’ultimo grido del pedale boutique o l’emulatore e profilatore alla moda.
Attenzione però che ogni effetto dietro dei pro nasconde anche dei contro.
Il delay viene usato spesso per dare profondità per esempio, ma eccedendo con il segnale “wet” il suo abuso provoca confusione e poca distinzione tra note effettivamente suonate e note ribattute. Quindi sconsigliato l’uso quando ci si trova a suonare ritmiche funky dove viene richiesto un effetto percussivo.

Il chorus che sdoppia e “scorda” ciclicamente il segnale in ingresso può offuscare una perfetta intonazione oppure non rendere propriamente intellegibile un vibrato manuale.
Il riverbero con un’eccessiva ambientazione oltre che confondere il nostro suono con in una miriade di riflessioni virtuali rischia di porre lo stumento in un piano sonoro totalmente diverso da altri strumenti di una band.
E’ noto ormai che la distorsione è da evitare nell’esecuzione di accordi, specialmente dalle quattro voci in poi. Gli armonici evidenziati di ciascuna nota finiscono per creare un suono poco definito. I power chords prevedono fondamentale e quinta ed essendo la quinta l’armonico più evidente dopo l’ottava, già quando suoniamo la fondamentale in essa è contenuto il suono della quinta; morale:fondamentale e quinta sono consonanti e si impastano bene in distorsione.
Il compressore se da una parte può far comodo per aumentare il sustain di note singole e accordi o ammorbidirne l’attacco, può limitare l’escursione dinamica quindi tende a non far percepire correttamente i “crescendo” o i “diminuendo”.
L’harmonizer aggiungendo una frequenza ad intervallo fisso su alcuni gradi della scala può rivelare note fuori armonia, altra cosa sono gli harmonizer “intelligenti” che seguono l’evoluzione diatonica dell’intervallo all’interno della scala impostata. Si fa difficile però il suo uso in brani che prevedono modulazioni in altre tonalità.

Per usare gli effetti in fin dei conti è importante sapere cosa vogliamo ottenere, avere un’idea di suono nella nostra testa anche in rapporto al contesto in cui vogliamo inserirlo e alla parte che dobbiamo eseguire.

SM

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