Standards Jazz FAQ

Standards Jazz FAQ

Perché è utile imparare gli standards?

Perché sono il terreno comune su cui si incontrano i musicisti jazz, dei canovacci melodico-armonici su cui costruire fraseggi, improvvisazioni, accompagnamenti secondo la propria espressività personale. Basta un titolo per partire e suonare con musicisti sconosciuti anche di età e nazionalità diverse.
Costituiscono la linfa di questa musica e su di essi si sono confrontati generazioni di musicisti e aspiranti tali e possono essere considerati la “pietra di paragone” per apprezzare le differenze tra correnti stilistiche e musicisti.

Devo impararli a memoria?

Sì. In quanto canovacci, strutture condivise l’informazione melodica e armonica del brano deve corrispondere esattamente alla parte di riferimento. Oltre che a rendere possibile l’interfacciamento con altri musicisti la pratica della memorizzazione, quando si traduce in assimilazione, permette di “sentire” gli accordi e durante l’improvvisazione di aspettarsene il suono. Questo si traduce in un fraseggio meglio indirizzato alla struttura armonica e in generale più coerente rispetto ad un pezzo che si legge che solitamente fa attivare una risposta di tipo meccanico  e meno creativa. Ovviamente questo non vuole essere un invito a non leggere.

Come devo studiarli?

Non c’è un vero e proprio metodo.

Si può iniziare ascoltando alcune versioni note, includendo l’originale.

Una buona consuetudine consiste nel trascriversi autonomamente il brano oppure rifarsi ai vari real books, fake books, Aebersold, cercando di capire quale versione e quale tonalità sono più diffuse tra i musicisti.

Una volta studiato il tema e gli accordi in modo rispondente alla parte “nota per nota” possiamo anche interpretare il tema o apportare alcune sostituzioni agli accordi in maniera di fare nostro il brano, ma sempre avendo presente la versione originale. Si può quindi arrivare a stilare degli arrangiamenti personali ed anche le armonizzazioni del tema in stile “chord melody”.

Andando sempre più a fondo nella conoscenza del brano si può analizzare la successione degli accordi ed eventualmente tradurre in gradi della scala la struttura armonica ed annotare i punti dove si modula e l’intervallo tra l’ultimo accordo e il primo della nuova tonalità. Questi riferimenti sono da memorizzare e ci aiuteranno a ricordare e far “suonare” nel nostro orecchio mentale gli accordi man mano che scorrono, i gradi e gli intervalli significano suoni e loro rapporti.

Il trasporto in varie tonalità rappresenta una verifica importante dell’acquisizione di uno standard. Questa pratica ci aiuta a superare i riferimenti tecnici e spaziali del nostro strumento portandoci a pensare per suoni, se abbiamo correttamente memorizzato lo schema di gradi e intervalli di modulazione relativi al nostro brano si può iniziare ad applicarlo un’altra tonalità. Anche la melodia del tema può essere razionalizzata, soprattutto nei punti particolari. Può bastare spesso mettere a fuoco le intervallo che la nota di inizio del tema copre rispetto all’accordo relativo e la conoscenza melodica automaticamente ce lo farà cantare/suonare nella nuova tonalità.

Un ulteriore lavoro può essere rappresentato dalla trascrizione di particolari arrangiamenti e/o assoli noti e non in modo da interiorizzare una vasta gamma di soluzioni armoniche e melodiche.

Come faccio a non dimenticarli?

Solo la pratica continua degli standards consente di ricordare per un tempo indeterminato gli standards.
Oltre alla fase di studio con metronomo basi o loop-station, è determinante suonarli con veri musicisti per capire oltre alla propria parte come funzionano i ruoli degli altri strumenti e come interagire a livello di volumi, suoni, timing, dinamiche. Per iniziare può essere sufficiente anche solo un altro musicista e magari aggiungere in seguito altri  elementi.
Alcuni musicisti usano praticare un certo numero finito di pezzi così una volta assimilati gli sarà possibile concentrarsi sul momento creativo e magari poterli suonare sempre in maniera diversa. Altri cercano di impararne molti ed in effetti man mano che se ne memorizzano di nuovi si fa riferimento a soluzioni armoniche ricorrenti che essendo un numero finito si ritrovano seppur con eventuali varianti in vari pezzi e rendendo i brani comprensibili in base a macro sezioni.

Quali sono i brani più indicati per iniziare?

Ci sono alcuni brani che i jazzistici devono sapere, quelli che possiamo definire di “alfabetizzazione jazzistica”. E’ importante al proposito avere presente le varie  categorie a cui appartengono gli standards:

  • “Songs” (solitamente canzoni famose o loro sezioni appartenenti a colonne sonore, molte del periodo di Tin Pan Alley)
    Autumn Leaves, Body and Soul, All of Me, Have You Met Miss Jones, Night And Day, On Green Dolphin Street, There Will Never Be Another You, What Is This Thing Called Love? , ecc.
  • “Swing”, gli standards più antichi
    Honeysuckle Rose, Stompin At The Savoy, Sweet Georgia Brown, ecc.
  • “Tunes” ovvero i pezzi originali, strumentali composti dai musicisti
    Solar, Tune Up, Blue Bossa, A Night in Tunisia, Four on Six, Giant Steps, ecc.
  • “Blues”, la celebre struttura di 12 misure, ci sono blues in maggiore e in minore
    C Jam Blues, Billie’s Bounce, Now’s the time, Blue Monk, Straight No Chaser – Equinox, Mr. P.C., Stolen Moments, Footprints
  • “Rhythm changes” la forma derivata dal celebre “I Got Rhythm” di George Gerswin, solitamente in tonalità di Si bemolle.
    The Theme, Oleo, Anthropology, ecc.
  • “Modali”, brani in cui gli accordi non sono legati da criteri tonali, tipicamente si tratta di armonie piuttosto statiche che si succedono senza rapporti di cadenza.
    So What?, Impressions, Little Sunflower, ecc.
  • “Jazz Waltz”, standards in ¾
    Someday My Prince Will Come, Alice in Wonderland, Bluesette, My Favorite Things, ecc.
  • “Ballads”, gli slow-tempo.
    Round Midnight, My Funny Valentine, Misty, You Don’t Know What Love Is, ecc.
  • “Latin”, brani di impronta latina, brasiliani, caraibici.
    St. Thomas, The Girl From Ipanema, Recorda Me, My Little Suede Shoes, ecc.

S.M.

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